Emily Greene Balch
nasce a Boston nel 1867.
Cresciuta in una famiglia agiata, studiò in diverse scuole private, tra cui Harvard e l’Università di Chicago. Nel 1896 entrò nello staff del Wellesley College, diventando nel 1913 professoressa di economia e sociologia. Fu considerata un’insegnante eccezionale e partecipò ai movimenti per il suffragio femminile, la giustizia sociale, il miglioramento dei salari e delle condizioni di lavoro, pubblicando anche ricerche su questi temi.
Interessata fin da giovane alle conferenze di pace dell’Aia (1899 e 1907), fu lo scoppio della Prima guerra mondiale a convincerla a impegnarsi pienamente per la pace. Come delegata al Congresso internazionale delle donne dell’Aia del 1915, contribuì alla fondazione della Lega Internazionale delle Donne per la Pace e la Libertà (WILPF) e alla preparazione di proposte di pace per le nazioni in guerra.
Sempre nel 1915 fu membro della Conferenza neutrale per la mediazione continua con sede a Stoccolma, per la quale scrisse il documento “Amministrazione coloniale internazionale”, anticipando il sistema dei mandati poi adottato dalla Società delle Nazioni.
Nel 1919 accettò di diventare segretaria della WILPF a Ginevra, incarico che mantenne fino al 1922 e che riprese volontariamente nel 1934 per sostenere la Lega in difficoltà economiche. Donò a questa organizzazione anche la sua parte del Premio Nobel per la Pace, ricevuto nel 1946.
Contribuì a diversi progetti della Società delle Nazioni e negli anni Trenta si impegnò a favore delle vittime della persecuzione nazista. Durante la Seconda guerra mondiale rivide le sue posizioni pacifiste, sostenendo la difesa dei diritti umani anche con le armi. Continuò a proporre idee di internazionalismo, come l’internazionalizzazione di vie d’acqua, dell’aviazione e di alcune regioni strategiche.
Nonostante la salute fragile, dopo il Nobel continuò a lavorare instancabilmente per la pace. Morì nel 1961 a 94 anni, lasciando un’eredità duratura di impegno internazionale per i diritti umani e la libertà.
Fonti