Cornelia Fabri

Matematica (1869-1915)

Via Vito Volterra

Alla fine ‘800, con la seconda rivoluzione industriale, il mondo della ricerca e quello dell’industria cominciano ad avvicinarsi. Nello stesso periodo nascono in Europa i primi movimenti femministi che insieme al diritto di voto e a un lavoro ugualmente retribuito, reclamano il diritto all’istruzione e allo studio universitari. Con tempi diversi nei diversi paesi europei, le porte delle università iniziano ad aprirsi anche per le donne: a Zurigo, le donne sono ammesse alle lezioni nel 1840, ma possono immatricolarsi dal 1867, in Svezia dal 1873, in Italia dal 1876. Cornelia Fabri nasce in una famiglia che incoraggia i suoi interessi scientifici, tanto da iscriverla all’istituto tecnico di Ravenna, la sua città, unica ragazza in una scuola frequentata unicamente da maschi. Si iscrive poi alla facoltà di scienze matematiche fisiche e naturali dell’Università di Pisa, frequenta la prestigiosa Scuola Normale, e si laurea nel 1891, sotto la guida di  Vito Volterra. E’ la seconda laureata in Matematica in Italia (la prima è Iginia Massarini nel 1887 a Napoli). Sarà qui che continuerà il suo lavoro di ricerca, proseguendo le ricerche avviate dal suo maestro, studiando l’analisi delle funzioni di linea e le equazioni integro-differenziali. La presenza delle donne nelle università è agli albori e non priva di ostacoli, ma molti nomi di donna si registrano in questo periodo nelle grandi scuole di matematica italiane di Torino, sotto la guida di Giuseppe Peano, e di Pisa, sotto la guida di Vito Volterra, nella cui biblioteca si sono trovati ben 135 estratti di scienziate, di cui 94 italiane, tra cui Cornelia Fabri. Successivamente, Cornelia Fabri dà i suoi contributi alla scienza applicata, occupandosi di idraulica, sviluppando in particolare la teoria dei vortici, e sarà incaricata di studi ingegneristici per interventi di modifica sulle chiuse del fiume Montone. Pubblica l’ultimo lavoro nel 1895. Quando Volterra lascia Pisa per Torino, lei si ritrova isolata e interrompe precocemente la sua carriera scientifica per ritirarsi a Ravenna, sua città natale, dove si dedica alla gestione dei beni di famiglia e alla religione e all’assistenzialismo sociale. Cornelia Fabri muore a soli 46 anni. Nel necrologio, Volterra scrive che “Cornelia Fabri fu la prima a dimostrare fiducia in quelle idee [le idee di Vito Volterra ndr] ed alla loro importanza per il progresso della Scienza”, e che possedeva “una padronanza dell’analisi e una virtuosità del calcolo che solo pochi possono raggiungere”. Altrettanto commoventi sono le lettere scritte fin dal 1890 al padre della ragazza, Ruggero Fabri, con cui Vito Volterra era in contatto: “[…] sono tutti i professori che debbono essere grati alla Sua egregia figliola di aver studiato con tanta assiduità e con tanto profitto in modo da raggiungere dei risultati veramente splendidi e che non possono tornare che a decoro della scuola che ha il piacere di averla come allieva. Io poi in special modo debbo essere grato alla Signorina di essersi occupata del soggetto dei miei studii e di essere riuscita a generalizzare e ad estendere con felice sicurezza i risultati che avevo trovato. E’ troppo grande la soddisfazione che si prova quando si riesce ad avere degli allievi che fanno una buona riuscita, perché le cure avute, che del resto è uno stretto dovere il compiere, non siano più che compensate”.

Autrici
Cinzia Belmonte, Irene Cannata, FormaScienza

Fonti

  • QUADERNI DI STORIA DELLA FISICA N. 18 – 2013 L’altra metà del cielo nella scienza italiana dal Settecento al Novecento. Ricerche e studi recenti C. S. Roero (∗) , E. Luciano (∗∗) Dipartimento di Matematica G. Peano, Universit`a di Torino, Torino, Italia.
  •  Dizionario Scienza a due voci.
  • Giovanni Mesini, In memoria di Cornelia Fabri, Arti Grafiche, Ravenna, 1925