Eleanor Roosevelt
nasce a New York City l’ 11 ottobre 1884.
Figlia di Elliott Roosevelt e Anna Hall Roosevelt, crebbe in una famiglia dell’alta società con legami politici rilevanti. Nonostante l’ambiente privilegiato, la sua infanzia fu segnata da tragedie: perse la madre nel 1892 e il padre nel 1894, vivendo poi con la nonna materna. Nel 1899 fu inviata a studiare all’Allenswood Academy di Londra, dove l’educatrice francese Marie Souvestre incoraggiò in Eleanor pensiero critico, indipendenza e sensibilità verso le disuguaglianze.
Rientrata negli Stati Uniti nel 1902, si fidanzò con il cugino di quinto grado Franklin Delano Roosevelt e i due si sposarono il 17 marzo 1905. Durante la presidenza del marito (1933-1945), Eleanor ridefinì il ruolo di First Lady, trasformandolo da cerimoniale a piattaforma di attivismo sociale e politico, visitando ospedali, scuole e fabbriche e promuovendo i diritti civili e delle donne.
Durante la Seconda guerra mondiale sostenne le truppe e l’unità nazionale, visitando basi militari negli Stati Uniti e all’estero, migliorando le condizioni dei soldati e delle loro famiglie. La sua presenza e dedizione rafforzarono il morale nazionale durante tempi difficili.
Dopo la morte del marito nel 1945, continuò la carriera pubblica internazionale. Il presidente Harry S. Truman la nominò delegata degli Stati Uniti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, contribuendo alla stesura e all’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani nel 1948 e presiedendo la Commissione per i Diritti Umani.
Oltre al lavoro con le Nazioni Unite, Eleanor fu prolifica scrittrice e oratrice. La sua rubrica “My Day” influenzò opinione pubblica e diritti civili, promuovendo uguaglianza, giustizia sociale e ruolo attivo delle donne nella società. La sua capacità di comunicare la rese amata e rispettata a livello nazionale e internazionale.
Eleanor Roosevelt morì il 7 novembre 1962 a New York City, all’età di 78 anni. La sua eredità come sostenitrice dei diritti umani, della giustizia sociale e della pace continua a ispirare generazioni, guadagnandole il titolo di “First Lady of the World”.
Fonti